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IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI

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“Un vero inglese non scherza mai su una cosa seria come una scommessa.” Ed è proprio attorno a una scommessa che ruota il romanzo Il giro del mondo in 80 giorni. È un romanzo d’avventura scritto da Jules Verne, pubblicato nel 1873. La storia si ispira a un impresa realmente compiuta nel 1870 dall’americano George Francis Train e narra la storia di due uomini: Phileas Fogg, un ricco londinese e il fedele maggiordomo francese Passepartout. I due sono impegnati a compiere il giro del globo in 80 giorni per vincere una scommessa di 20.ooo sterline fatta con i suoi amici del club. La coppia attraversa continenti, mari e monti e ritorna a Londra prima che il tempo sia scaduto. Jules Verne, nato l’8 Febbraio 1828 a Nantes, si ispira al progresso tecnologico e inventa in tutti i suoi romanzi trame avveniristiche. Dopo il liceo inizia a scrivere mentre frequenta giurisprudenza, si innamora del teatro e si trasferisce a Parigi dove si laurea. Il padre lo vuole avvocato ma lui si rifiuta perché l’unica carriera che vuole è quella letteraria. Il suo primo romanzo “Un viaggio nel pallone” esce nel 1852 e da lì non si ferma più accumulando enormi successi con circa 80 romanzi. I più famosi sono “Ventimila leghe sotto i mari”, “L’isola misteriosa” e “Il giro del mondo in 80 giorni”. Morirà nel 1905.

Il giro del mondo in 80 giorni è un romana leggero e divertente. Ciò, che funziona è il contrasto tra il modo di essere del protagonista Phileas Fogg, riservato, metodico e tanto preciso da risultare ossessivo, e l’avventura in cui si lancia visto che è un esperienza piena d’imprevisti e non pianificata. L’autore del libro è affascinato dalla tecnologia e dalle innovazioni che inserisce nel racconto permettendo a chi legge di fare un salto indietro nel tempo. Non bisogna dimenticare che quando fu scritto il romanzo (1873) l’aereo non era stato ancora inventato e le macchine volanti erano una visone di fantascienza. Interessante anche la differenza tra i caratteri di Fogg, che ha tutta la vita pianificata, e il servo Passepartout, che è il suo esatto contrario: ossessivo, impulsivo e pasticcione. Eppure i due vincono la scommessa e fanno il giro del mondo. Non importa se a bordo di un treno, di una nave, di una slitta o sul dorso di un elefante, Fogg vuole farcela. E questo è un messaggio per il lettore anche di oggi: mai arrendersi anche nelle imprese difficili. Bisogna portare a termine il “Viaggio” ad ogni costo come ha fatto Fogg che fino al giorno prima di partire non faceva nemmeno un passo più lungo del previsto. Un esempio non solo di amicizia vera tra i due protagonisti ma anche di forza.

Eppure, la felicità i due viaggiatori non la trovano con la vittoria della scommessa anche perché Phileas Fogg arriva nelle stesse condizioni economiche della partenza: ha speso 20.000 sterline per il viaggio, e ne ha vinte altrettanto. Ma è sicuramente un uomo più felice perché ha trovato moglie(Auda) e un domestico fedele e devoto. Lo stesso Verne scrive: Ma poi? Che cosa aveva guadagnato? Che cosa gli aveva reso quel viaggio? Nulla si dirà. Nulla, sia pure, tranne una moglie affascinante lo rese il più felice degli uomini. E, in verità, non si farebbe, per meno di questo, il giro del mondo? Il consiglio, quindi, è che il bello di un viaggio o di una avventura non è la meta ma il percorso.

 

 

 

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